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La paziente A. si è rivolta per la prima volta a uno specialista all’età di 32 anni. L’obiettivo era migliorare la qualità della pelle, ripristinare i volumi mancanti e allungare visivamente il terzo inferiore del viso (foto 1). La paziente appartiene al gruppo etnico asiatico (coreana). All’esame si osservano un pattern di invecchiamento stanco, fototipo II secondo la scala di Fitzpatrick e una pelle secca e disidratata. Il viso è rotondo e appiattito. Si rilevano un insufficiente sviluppo del terzo inferiore del viso e un mento sfuggente e piatto.

FOTO 1. Paziente A., 32 anni, prima del trattamento correttivo

 

In una prima fase è stata eseguita la tossina botulinica nel terzo superiore del viso – 50 U (glabelle – 35 U, fronte –15 U di tossina botulinica da 500 U). A 2 mesi dal trattamento con tossina botulinica e dal ciclo di biorivitalizzazione e bioreparazione, si osservano un miglioramento della qualità della pelle, un attenuarsi del solco nasolacrimale e la scomparsa dei segni di stanchezza (foto 2). Sono state eseguite diverse procedure di aumento volumetrico con filler a base di acido ialuronico, prevalentemente ad alta densità, nel terzo medio del viso (regione malare, solco nasolacrimale), nonché nella regione delle labbra (filler a media densità «Juvederm Ultra 3») e del mento (foto 3). A 3 mesi dal ciclo di iniezioni e dalla correzione dei contorni, si osservano segni di volumizzazione del terzo inferiore del viso; il mento appare più allungato e voluminoso.

FOTO 2. Paziente A. a 2 mesi dal trattamento con tossina botulinica e dal ciclo di biorivitalizzazione e bioreparazione

FOTO 3. Paziente A. a 3 mesi dal ciclo di iniezioni e dalla correzione dei contorni

 

Un anno e mezzo dopo, in seguito a un incidente automobilistico e agli interventi chirurgici a cui si era sottoposta per la ricostruzione delle strutture ossee del viso, la paziente si è rivolta nuovamente allo specialista. Sono state eseguite diverse procedure per migliorare la qualità della pelle con prodotti stimolanti il collagene a base di idrossiapatite di calcio (3 ml di Radiesse, diluito 1 : 2 in soluzione fisiologica di NaCl allo 0,9%, più 1 ml di lidocaina (volume totale del prodotto 10 ml)), biorivitalizzanti (Filorga NSTF 135 HA+ – 2 procedure a distanza di una settimana), il bioreparante Hyalrepair 0,8 – 2 procedure a distanza di 3 settimane; biorivitalizzante Hyalual all’1,1% – una procedura.

 

Per armonizzare il viso e ripristinare i volumi mancanti nella regione malare, del mento e delle labbra, sono stati utilizzati filler a media densità: Hyfluform normal – 1 ml, Teosyal Ultra Deep (labbra) – 1 ml, Sub derm – 2 ml (mento, guance). È stata eseguita la correzione delle aree di retrazione dei tessuti molli del viso postoperatorie (foto 4).

FOTO 4. Paziente A. prima e dopo la correzione per armonizzare il viso e ripristinarne i volumi

 

Tuttavia, nonostante il miglioramento della qualità della pelle, la paziente ha chiesto di «riempire» le pieghe nasolabiali al di sopra dell’ala del naso, poiché, a suo parere, sul viso asiatico hanno una forma diversa. Durante la procedura, con una cannula è stato iniettato un filler a media densità (1 ml di prodotto, 0,5 ml per lato) fino al punto di giunzione tra l’ala del naso e la regione malare, in corrispondenza del passaggio dell’arteria facciale nell’arteria nasale laterale. Il punto di ingresso della cannula era nel terzo inferiore della proiezione della piega nasolabiale. Si è verificata una complicanza sotto forma di sindrome compressivo-ischemica nella regione dell’arteria facciale.

 

I sintomi clinici hanno iniziato a manifestarsi 3 ore dopo la procedura: è comparso l’«effetto livedo» (marezzatura della pelle). Solo 10 ore dopo la paziente si è rivolta alla clinica, presentando già focolai di infezione nella regione nasale, sintomi di congestione e lacrimazione e una sensazione di intorpidimento in quest’area (foto 5).

FOTO 5. Quadro della sindrome compressivo-ischemica nella regione dell’arteria facciale della paziente A. dopo la correzione dei contorni delle pieghe nasolabiali

 

Durante la raccolta dell’anamnesi è emerso che la paziente è allergica a proteine estranee (Longidaza, ialuronidasi) e a diversi antibiotici. È stato necessario trattarla in regime di ricovero, dove le sono stati somministrati per via endovenosa antibiotici selezionati individualmente e altri farmaci (foto 6).

FOTO 6. Paziente A. durante il recupero

 

In pronto soccorso sono state eseguite le seguenti procedure. Dopo il test sono stati somministrati: cefatoxima 1 g + soluzione fisiologica 100 ml e.v.; desametasone 8 mg + soluzione fisiologica 100 ml e.v.; Metrid 100 ml e.v.; Allergopress 1,0 i.m.

 

Trattamento: cefatoxima 1 g + soluzione fisiologica 100 ml e.v.; Flunol 150 mg, una capsula il 3° giorno di terapia antibiotica, in dose singola; Metrid 100 ml e.v. per 3 giorni; Allergopress 1,0 i.m. una volta al giorno.

 

Trattamento del naso con una soluzione antisettica 2–3 volte al giorno.

 

Attualmente la paziente continua a correggere, quando necessario, i problemi cutanei legati all’età. Tenendo conto delle caratteristiche della paziente e dell’anatomia dei tessuti dopo gli interventi chirurgici, è stato eseguito un lifting con fili (fili meso Dual Molding in polidiossanone). Il decorso parte dalla regione temporale del cuoio capelluto e il punto di uscita si trova a livello della linea che unisce l’angolo della bocca al lobo dell’orecchio. L’obiettivo è ridistribuire i tessuti molli per ottenere un effetto lifting.

 

Per creare una forma triangolare del viso è stato iniettato un filler: nella regione del mento – Hyfluform sub derm (2 ml), nelle labbra – Hyfluform deep (1 ml) (foto 8).

FOTO 7. Paziente A. dopo la risoluzione delle complicanze

FOTO 8. Paziente A., 32 anni, dopo il lifting con fili e la correzione del mento, delle depressioni post-traumatiche e delle labbra

 

 

Conclusioni

 

È importante che lo specialista percepisca il limite tra i desideri della paziente e le possibilità del medico estetico. Non bisogna assecondare una richiesta spesso irragionevole, come è accaduto in questo caso, quando la paziente ha chiesto di correggere le pieghe nasolabiali. È necessario tenere conto delle condizioni della paziente, raccogliere accuratamente l’anamnesi e valutare la pelle del viso dopo le procedure eseguite (interventi chirurgici, metodiche strumentali), poiché dopo tali procedure cambiano la posizione dei grandi vasi e le loro anastomosi, così come il microcircolo. Il test di aspirazione non offre una garanzia completa; sono possibili risultati falsi negativi. È molto importante tenere conto dell’anamnesi allergologica per elaborare diversi protocolli di trattamento e riabilitazione dopo eventi avversi. Raccomandiamo di seguire la paziente fino alla risoluzione completa di qualsiasi situazione: in questo modo conquistiamo la sua fiducia e il suo rispetto. La risoluzione favorevole degli eventi avversi aumenta la sicurezza nel proprio lavoro. In definitiva, abbiamo ottenuto un viso curato, allungato e di forma triangolare, con proporzioni armoniose. E, cosa importante, la paziente è soddisfatta del risultato della trasformazione (foto 9).

FOTO 9. Paziente A., 40 anni, dopo 8 anni di correzione graduale del viso